Punti dottrinali principali e in cosa differisce dalla Chiesa di Roma

Per il movimento vetero cattolico, è fondamentale la problematica ecclesiologica.

Le chiese vetero cattoliche hanno una visione della Chiesa “dal basso”: è la comunità ecclesiale che mantiene l’autorità, delegando, poi, l’esercizio di essa al vescovo.

Le nostre chiese nazionali hanno una struttura di tipo episcopale-sinodale; tutte le questioni sono decise dal Sinodo, composto dal clero e da laici rappresentanti le varie parrocchie. Non esiste un centro direttivo a livello internazionale, ma la Chiesa si regola autonomamente in ogni nazione; sulle questioni più importanti rispetto alla comunione delle chiese si pronuncia la Conferenza Episcopale internazionale ma essa non può intervenire su questioni della singola chiesa nazionale. Una funzione puramente rappresentativa e d’onore è svolta dal presidente della Conferenza – che si impegna a garantire la comunicazione fra le diocesi vetero-cattoliche – l’arcivescovo di Utrecht.

L’Unione di Utrecht ha sostanzialmente sempre accettato il primato del vescovo di Roma, interpretato come primus inter pares ma si ritiene  che nelle chiese locali rette da vescovi, metropoliti e patriarchi, la Chiesa è presente nella sua unità e completezza.

Professa la fede dei primi sette Concili Ecumenici. Il suo motto è legato alle parole di San Vincenzo di Lerins: “Teniamo quello che ovunque, che sempre e che da tutti è stato creduto. Questo è dunque davvero e propriamente cattolico”

Continua ad essere fedele alla vecchia tradizione cattolica, secondo la quale il vescovo di Roma non era considerato infallibile (alcuni vescovi di Roma sono stati dichiarati eretici dai Concili Ecumenici) e non poteva esercitare la giurisdizione universale su tutti i vescovi. Inoltre respinge i dogmi mariani dell’Immacolata e dell’Assunzione.

Non accetta il Filioque

I vescovi e i sacerdoti, in base alla libera scelta, possono ricevere il sacramento del matrimonio o restare celibi.

Conferisce il sacramento dell’ordine anche alle donne in tutti i tre gradi: diaconato-presbiterato-episcopato.

Oltre alla confessione individuale, permette il rito della confessione collettiva, durante la quale i fedeli, dopo aver confessato i peccati direttamente a Dio, ricevono l’assoluzione dal presbitero.

L’eucaristia, sempre sotto le due specie per tutti/e, è per tutti i battezzati delle varie Chiese Cristiane. E’ Cristo che invita, la Chiesa non può frapporsi.

In base al permesso del vescovo, permette di celebrare un nuovo matrimonio in Chiesa per i divorziati.

Rifiuta il concetto di purgatorio.

Un’altra differenza notevole con la Chiesa di Roma che e che ci contraddistingue riguarda come comprendiamo la successione apostolica, l’apostolicità della chiesa. Per le chiese vetero cattoliche è chiaro che essa è un avvenimento che riguarda tutta la chiesa. Nella liturgia dell’ordinazione la chiesa tutta nei suoi componenti (vescovi presbiteri e popolo) deve essere presente; lo Spirito è un dono che viene implorato, non è in possesso del consacratore. Riguardo alla consacrazione del vescovo: la Chiesa locale, autonomamente, senza un’autorità superiore che influisca, elegge il vescovo. Non può però darselo da sé, non si può consacrare il vescovo senza le chiese sorelle: si chiede alle altre chiese nazionali, che sono in comunione, di ordinarlo cosicché gli altri vescovi possano verificare il mantenimento della fede della comunità e del vescovo eletto (anche se ci fosse il vescovo emerito della diocesi, egli non sarà uno dei vescovi consacratori).

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