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In questi giorni di festa ci siamo radunati tutti intorno alla tavola con i nostri cari.

La tavola non è mai un luogo banale, anche perché gli esseri umani si sono differenziati dagli animali innanzitutto attraverso la condivisione del cibo in un pasto in cui ci si trova faccia a faccia, ci si incontra e si condivide. Si parla ed è importante: se entriamo in una stanza dove si mangia e nessun commensale parla all’altro, proviamo un forte imbarazzo. La tavola e la convivialità sono il luogo di umanizzazione per eccellenza.

Mangiare  e bere sono una necessità. Non sono, però, solo azioni biologiche. Si mangia insieme, si condivide lo stesso cibo, si accetta il cibo preparato da qualcuno e ci si nutre non solo degli alimenti che si assumono. Ecco perché l’essere umano ha fatto del pasto un’azione attraverso la quale manifestare affetto, sancire un’alleanza, celebrare le nozze, una nascita, una morte… Attraverso il faccia a faccia si offre e si riceve, si impara che ciò che è a tavola non è mio ma nostro, si impara a condividere, a dare spazio e dignità all’altro.

Per questo mangiare a tavola insieme è un atto di cui essere consapevoli non perdendosi in cellulari, computer o programmi TV: ne va della nostra capacità di attenzione all’altro e di condivisione, di ringraziamento per chi ha preparato, per chi ci attendeva e ha pensato a noi.

Il grande paradosso dell’unità dei cristiani è che, nel corso della storia, essa si è spezzata proprio attorno alla tavola eucaristica.

Tavola in ebraico biblico si dice shulchan, dalla radice del verbo stendere, ricorda cioè il tappeto in mezzo alla tenda sulla quale si disponevano i cibi e indica anche lo stendere le mani verso il piatto al centro per tutti.

In greco la parola indica un mobile a 4 gambe (tràpeza) e forse i 4 punti cardinali fanno della terra la grande tavola che gli esseri umani dovrebbero saper condividere.

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La mera141120302_1stweekviglia è l’inizio della saggezza 
(rabbino Heschel)

La nostra generazione è forse la prima nella storia a essere cosciente che dalle proprie scelte dipendono la vita o la morte degli esseri, del pianeta. La verità è che viviamo un’errata relazione con il mondo.

Da qualche anno tutte le chiese sono invitate ad avere una domenica di riflessione e celebrazione su questo tema. La cosa più ridicola è che subito le chiese hanno organizzato convegni, studi, si sono, cioè, rinchiusi dentro una stanza a parlare tra loro, a consultare libri e a discutere su traduzioni di alcune parole scritte in lingua antica su antichi manoscritti….

Nella storia della spiritualità cristiana si erano espressi due filoni. Il primo, quello della spiritualità del creato, metteva al centro la benedizione di Dio su tutta la realtà, la bellezza e la giustizia come armonia (molti mistici dei quali sono stati dichiarati subito eretici per poi essere riscoperti in questo secolo o come Francesco d’Assisi, la cui visione venne imbrigliata subito dopo la sua morte e i frati del suo Ordine furono grandi Inquisitori). Il secondo, quello di caduta e redenzione, metteva l’accento sul peccato umano, sulla corruzione della natura umana e la sua incapacità di agire con giustizia, sulla necessità di ricevere la salvezza dall’esterno. Si è predicato il peccato originale, dottrina non presente nel Vangelo e in tutta la Bibbia (gli ebrei non ne sanno nulla di peccato originale) ma diffusa da S.Agostino nel IV secolo. E perché ha preso piede questa dottrina? Perché era molto funzionale a una religione che in quel periodo diventava religione di stato per controllare il popolo. La colpa.

Certo, se sei schiavo, se sei servo della gleba, quando ti nasce un figlio ti dispiace di non potergli offrire una vita migliore e ti rassegni perché viviamo soffrendo a causa del peccato originale. E così non dai fastidio al potente di turno.

Ma oggi, se nasce un bambino, possiamo solo dirgli/le che è una BENEDIZIONE, è una gioia, e ringraziamo Dio per la sua nascita. E dirgli/le che c’è un bene originale che muove e crea ogni cosa e vive in ogni cosa. C’è una capacità di meraviglia in ogni bambino da coltivare, inizio di una Sapienza da scoprire.

Penso che la religione istituzionale così come la conosciamo stia per terminare la sua corsa, in Oriente come in Occidente. Siamo in un’era post denominazioni: nessuno sa più le differenze tra cattolici, protestanti, anglicani, ortodossi ma soprattutto a nessuno più interessa. È necessario ricondurre le religioni alla propria essenza, la spiritualità. Il voler orientare la propria vita in difesa della giustizia e cercare l’esperienza del divino.

Questo è il cuore della predicazione di Cristo.

 

Sapete che nella Bibbia è stato detto: Occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico: non vendicatevi contro chi vi fa del male.  Questo ha detto Gesù nel discorso della Montagna.

fiori  Dopo Istanbul ora Dacca. 20 persone morte perché non conoscevano i passi del Corano o perché vestono all’occidentale. Di questi 20, nove erano italiani (è meglio dire 10 perché una donna portava in grembo suo figlio) e subito dopo, in Italia, a San Benedetto del Tronto si è manifestata al meglio la stupidità umana: due giovani immigrati di origine bengalese, che vendono fiori agli incroci o nei ristoranti, sono stati aggrediti da un branco di giovani italiani perché, secondo i testimoni, non conoscevano il Vangelo.

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La guerra scatenata dal Daesh nuota senza trovare ostacoli nella moltitudine di un miliardo e seicento milioni di fedeli del Profeta. Non c’è nessuno, dentro quel mondo che proclama «Allah akbar», che paia in grado di fermare questa massa cancerosa che si riferisce a Dio ma onora il Male. I ragazzi che frequentano moschee e internet non hanno davanti a sé alcun autentico leader musulmano pacificatore che abbia un fascino anche lontanamente paragonabile a quello di Osama Bin Laden e quello vivente di Abu Bakr al Baghdadi. Uno, che sia noto nelle periferie di Bruxelles e nelle moschee di Milano, che sia stato disegnato sulla maglietta.

Ma c’è un secondo mare in cui nuotano. Quello dell’altro miliardo che vive nell’ateismo pratico e relativista: parlo di noi.  L’Occidente preferisce l’inciucio con i duri, con gli stati che finanziano il terrorismo perché finanziano anche le casse dei potenti occidentali, piuttosto che la valorizzazione delle menti riformiste.

Che fare? La domanda si deve intrecciare con un altra: chi siamo, chi vogliamo essere? Di certo, più che mai, occorre una fraternità ecumenica di tutte le famiglie ideali e spirituali capaci di mitezza e forza cristiani, laici, ebrei, islamici che abbiano a cuore la verità dell’essere “esseri umani”. Quanti siamo disponibili a dare la vita per un ideale che somigli, non dirò all’amore ma almeno alla benevolenza?

È possibile qualcosa di più bello e più forte della resa al male. Ci sono tanti sconosciuti che ci insegnano questa capacità di donazione, di affetto gratuito. Ma siamo così ciechi, così occupati a pettinarci e a sistemare il televisore per la partita, a ricordare la password, che per forza dimentichiamo qualcosa di essenziale.

Così di fronte al male dilagante qualcuno si attrezza per la vendetta e chiede una nuova crociata cristiana. E così anche molti cristiani diventano degli sbandieratori di Bibbie sulla testa della gente.

Ma posso sbattere la Bibbia sulla testa delle persone come qualcosa da imporre, come un giudizio tremendo per tutti? Vi confido come è stata spiegata a me la Bibbia

embrace_wordsImmaginate di essere nati in un paesino di provincia e che oggi sia il vostro primo giorno all’asilo, state aspettando la merenda e un bambino di fianco a  voi vi saluta e comincia a parlarvi e scoprite che vi piacciono gli stessi cartoni animati, lo stesso gusto di gelato, gli stessi video giochi. Come se foste fatti l’uno per l’altro. Cominciate ad andare a casa l’uno dell’altro dopo la scuola e diventate amici, migliori amici. Poi quando arriva il momento di diplomarsi ti trasferisci in una città lontana e ottieni un lavoro dall’altra parte del mondo. Ma restate in contatto: vi scrivete email quasi ogni settimana e concludete ogni email con “Ti voglio bene”, “mi manchi”, “torna a casa per favore”. Dopo parecchi anni ricevete una email dal vostro amico che dice: “Sai, devo venire in zona per lavoro. Che ne dici se ci vedessimo?”. Allora il giorno dell’arrivo del vostro amico guidate per tre ore per andare all’aeroporto, lo aspettate subito dopo i controlli. Una miriade di persone attraversa quelle porte e voi pensate “Forse avrà avuto qualche problema” “Forse ho sbagliato giorno”; ma poi in lontananza, in mezzo a tutte quelle persone vedete il vostro amico e improvvisamente il vostro cuore si riempie di gioia!

Vedete, la Bibbia non è un regolamento, non è una raccolta di miti, non  neppure un’opera letteraria e sicuramente non è qualcosa da agitare sopra la testa della gente. La Bibbia è una marea di email scambiate con il nostro migliore amico che dicono Ti voglio bene”, “mi manchi”, “torna a casa per favore”.

 Vignetta_Charlie Brown

 

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