Rapporti con la Chiesa di Roma

A causa del clima interconfessionale alla fine del 19 ° secolo e l’inizio del 20 ° secolo un riavvicinamento della Chiesa cattolica romana e la Chiesa vetero-cattolica sembrava impossibile: di conseguenza il dialogo è stato avviato molto rapidamente con gli ortodossi e la Chiesa anglicana.

Modifiche dopo il Concilio Vaticano II
Questa situazione è cambiata con la proclamazione di un Concilio Vaticano II, da parte di Papa Giovanni XXIII, che desiderava che il nuovo concilio avesse un significato ecumenico. Durante i preparativi per il concilio il teologo olandese e in seguito cardinale Willebrands svolse un ruolo importante. Egli fu anche colui che visitò l’Arcivescovo vetero cattolico di Utrecht per estendere gli inviti  a partecipare al Concilio ai teologi vetero cattolici in qualità di osservatori. I risultati del Concilio hanno preparato la strada a una nuova valutazione delle ragioni e la misura della separazione tra la Chiesa cattolica romana e le Chiese vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht.
Ciò ha portato alla creazione di diverse commissioni nazionali di dialogo bilaterali dal 1966 e, infine, a un dialogo ufficiale a livello internazionale (1972-1973). L’obiettivo primario di quest’ultima era quello di raggiungere un accordo sul reciproco aiuto pastorale. Questo obiettivo non è stato raggiunto per diverse ragioni. Il dialogo ha, tuttavia, ha fatto riflettere su ciò che entrambe le chiese hanno in comune, e ciò divenne la base per una nuova fase del dialogo.
Sulla scia di numerosi contatti precedenti tra la Conferenza dei Vescovi vetero cattolici e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani una nuova Commissione Internazionale  cattolico romana – vetero-cattolica per il dialogo è stato immaginato in una visita dell’arcivescovo di Utrecht, Antonius Jan Glazemaker, al Pontificio Consiglio a Roma durante le cerimonie ecumeniche nell’l’anno del Giubileo 2000. Il nuovo presidente del Consiglio Pontificio , il Cardinale Walter Kasper, ha quindi  proposto una iniziativa concreta. Un gruppo di preparazione è stato formato il quale ha poi portato all’inizio del lavoro dei membri designati della Commissione Dialogo nel maggio 2004.

Dialogo internazionale 2004-2009
La Commissione è giunta alla conclusione – la stessa conclusione del dialogo che in precedenza aveva raggiunto – che le Chiese vetero-cattolica e la Chiesa Cattolica Romana hanno molte cose in comune: l’impegno per le sacre scritture e al credo di Nicea-Costantinopoli, l’accettazione della dogmatica le decisioni dei Concili ecumenici storici di est e ovest, l’ufficio di vescovo nella successione apostolica, una successione in cui tutta la chiesa si trova, ed i sette sacramenti. Queste sono le pietre comuni fondamento ecclesiologico su cui si fonda l’unità ecclesiale.
La ragione principale per la separazione delle chiese ruota intorno a differenti concezioni del rapporto tra le chiese regionali e il primato papale (1723) e nei dogmi del Concilio Vaticano I circa l’infallibilità papale e potere giurisdizionale (1870). I Vecchi cattolici anche messo in dubbio il ruolo particolare del papa nella chiesa nel suo complesso (primus inter pares).
Nel frattempo la profonda riflessione ecclesiologica – su entrambi i lati – per quanto riguarda il ministero e il ruolo del papa per la comunione delle chiese regionali hanno dimostrato che non ci sono più punti di vista opposti insormontabili. Ulteriori dettagli su questo si possono trovare nel documento finale rilasciato dalla Commissione per il dialogo, che è anche il risultato della collaborazione che la riflessione su questi temi su cui Papa Giovanni Paolo II ha incoraggiato i destinatari della sua 1995 enciclica “Ut unum sint.” Il documento  finale comune può essere considerato la risposta vetero-cattolica alla sfida papale, presuppone che la cosiddetta questione papale non deve essere considerata isolatamente, ma solo nel contesto di una riflessione globale sulla chiesa come comunione di chiese locali e regionali in cui, una, santa, cattolica e apostolica esiste pienamente, vale a dire la chiesa che nel Simbolo professiamo.
Nel processo di sue deliberazioni, la Commissione per il dialogo è venuto a una formulazione del suo testo entro l’orizzonte di una possibile comunione ecclesiale. Naturalmente, non poteva negare che anche sulla base di una fede confessata a vicenda ci sono in entrambe le chiese diverse e divergenti gli sviluppi di alcuni temi dottrinali e la disciplina ecclesiastica. Utilizzando la metodologia del “consenso differenziato” queste questioni sono state esaminate ed articolate. Nella sentenza della commissione alcuni aspetti di questa divergenza creano limitazioni per la realizzazione di una possibile comunione ecclesiale.
La Commissione ha concluso i suoi lavori dopo undici sedute nel maggio 2009 e ha pubblicato un testo concordato in forma di libro intitolato Gemeinschaft und Kirche, Bericht der Internationalen Römisch-Katholisch-Altkatholischen Dialogkommission. Il rapporto è ora disponibile per le diverse giurisdizioni per l’esame e la valutazione. Ovviamente alcuni aspetti della relazione hanno bisogno di un ulteriore colloquio chiarificatore. La Commissione spera, tuttavia, in un processo di ricezione produttivo a tutti i livelli, senza il quale l’obiettivo previsto non possono essere raggiunti.

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