XXX dopo Pentecoste – Signore aprici!

Avete presente la competizione tra i bambini? Quando giocano vogliono primeggiare su tutto. Cercano di primeggiare per farsi vedere dagli altri, spesso dagli adulti, dalle maestre.

Ecco, qui nel vangelo ne abbiamo uno.
“Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»” .
La salvezza era considerata un privilegio di Israele, del popolo eletto, a scapito dei pagani. Allora questo individuo chiede “quanti sono quelli che si salvano?  come un bambino competitivo che pensava di far parte della squadra più forte chiedeva in quanti SAREMO???

Ma Gesù non risponde su quanti sono quelli che si salvano, ma su come fare.
Gesù non ci ha spiegato i misteri dell’universo, e così il Budda non l’ha fatto.
Quando chiesero al Budda i vari misteri di Dio e dell’universo ponendogli infinite domande lui rispose: se tu venissi colpito da una freccia avvelenata, e prima di estrarla cominciassi a chiederti: Chi ha tirato la freccia? È alto? Basso? Nobile? Servo? Di che paese è? Da quale distanza? Che tipo di freccia ha usato? Canna o giunco? E le penne? Di avvoltoio, di corvo, di pavone? .. ecco che moriresti prima di avere le risposte a tutte le domande.
Io potrei rispondere ai quesiti sui misteri dell’universo ma non basterebbero tutte le vite e nel frattempo non ti saresti liberato dalla tua condizione di dolore

Allo stesso modo Gesù: non dice: dovete fare digiuni e frustarvi, dovete fare chissà quali sacrifici per entrare a far parte del regno dei Cieli. Se molti non riusciranno ad entrare per questa porta che è stretta, non è perché sia difficile passarvi, a costo di chissà quali rinunzie, di chissà quali mortificazioni o sacrifici, ma perché la porta sarà chiusa.
Si attraversano porte strette ma non si riuscirà a passare perché è chiusa.

Infatti, dice Gesù, “«Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: ‘Signore, aprici!’»”

Allora due cose:Cosa sono le porte strette di cui parla “Cercate di passare per la porta stretta?”

E cosa vuol dire: la porta sarà chiusa: è una gara a tempo? Dio è un vecchio burbero che chiude al porta a uncerto punto di notte quando i figli sono a divertirsi in discoteca per ripicca?

Allora sia chiaro sulla porta stretta. Vi porto la mia testimonianza: io ho fatto di tutto, pellegrinaggi, messe, novene, km a piedi, digiuni (anche se non sembra), mortificazioni… Invece non si tratta di diventare delle “Giovani Marmotte” dello Spirito. Non si tratta di fare e rifare buone azioni per prendere medaglie.

Le porte strette non sono da andare a cercarle. Sono lì. Arrivano continuamente. Solo che non vanno evitate.
Significa vivere il tuo essere in pienezza e al meglio,mettendo a frutto quello che sei e quello che ti è stato donato.

In greco non c’è scritto sforzatevi di entrare ma LOTTATE (il verbo, pensateci è agonizo) lottate per entrare perché le scelte sbagliate compiute nel corso dell’esistenza impediranno l’accesso a questa pienezza di vita. E’questo che l’evangelista ci vuol dire.
Quindi non è difficile passarci, il difficile è individuare questa porta stretta e non evitarla se no dentro e intorno a noi si chiudono per sempre delle porte.

Una porta stretta indica un luogo di difficoltà: cosa si fa di fronte ai problemi, alle questioni, alle strade senza apparente via d’uscita? Bisogna perseverare, non arrendersi, lottare, impegnare tutte le proprie forze, non scoraggiarsi e non mollare la presa al primo fallimento. Perseverare è insistere su di una cosa, e anche saper aspettare, saper accettare anche la sconfitta momentanea ma non lasciarsi sviare dal proposito. Bisogna essere severi (per-severa-re), costanti, senza lasciarsi spaventare. bisogna lavorare giorno dopo giorno anche se le cose sembrano darci contro vivendo in piena fiducia nell’amore di Dio.
Tutto ciò che conta, che è significativo, che è profondo è una lotta. Cioè: non si raggiunge in un attimo, in un colpo solo, in un istante, ma devo perseverare, devo metterci tutte le mie forze, tutta la mia attenzione, tutto il mio amore e devo provare e riprovare,

La società ci passa un’immagine distorta della realtà: “Tutto e subito”; “In un attimo”. Con il telefono in un attimo ci mettiamo in comunicazione con l’Australia; con il microonde in un attimo scaldiamo i cibi; con la tv in un attimo vediamo ciò che succede in questo istante a migliaia di chilometri da qui; con un pulsante apriamo il cancello, con un altro abbiamo il fresco in casa. Poi, siccome ci sono certi giochi televisivi che “in un attimo” ci promettono la ricchezza o che in un attimo ci fanno diventare famosi, allora prende forma in noi l’idea che tutto possa essere raggiunto in un attimo.
Ma la realtà non è così.

Oggi Non si parla più di sacrificio. Siamo in una società che rifiuta questo concetto. Sacrificio significa rendere sacro. Ed è vero: io ho avuto tanti giochi ma mi ricordo soprattutto di quelli per cui da bambina ho dovuto mettere via le paghette dei miei genitori per riuscire finalmente a comprarli! il vangelo ci tratta come se fossimo atleti: dobbiamo lottare ogni giorno, allenarci, ogni atleta fa sacrifici per riuscire a dare il meglio, e non è importante quello che perde, quello che lascia, importante quello che ottiene attraverso quella scelta A noi sembra una rinuncia (la dieta gli allenamenti e poco tempo per divertirsi), per l’atleta è quello che desidera per dare il meglio. così la nostra vita: quando rinunciamo a qualcosa per un bene più grande, apriamo le porte della nostra anima ed è come se percepissimo di più, se entrasse in noi più vita. Penso che l’abbiate sperimentato tante volte, quando avete messo da parte il vostro io e avete dato amore e attenzione e aiuto a un altro, poi avete sentito la vostra anima riempirsi di qualcosa di inesprimibile, più vita. Questo mantiene la porta della vita aperta.

Per capire le mie paure, il perché reagisco così male quando qualcuno mi fa un’osservazione o il perché non parlo più se uno urla contro di me oppure perché sono così timido o insicuro, o il perché, non so, soffro di attacchi di panico o non dormo alla notte, non posso sperare nel “tutto e subito”. Devo sforzarmi: cioè devo lottare, desiderare di capire, di conoscere, entrare dentro la questione, sviscerarla, scavare, cercare. Altrimenti non ci tengo; se mollo subito vuol dire che non ci tengo tanto, che mi va bene così.
educare un figlio è una lotta, è un impegno; devo essere costante, perseverare in ciò che ritengo importante.
Perché la mia fede sia una quercia che non si sposta, radicata, devo impegnarmi. Se tra coniugi ci si parla una volta all’anno e poi basta allora non si costruisce nulla.

Poi c’è quella terribile frase: “Non ti conosco”.
Andare dal proprio padre, dalla propria madre e sentirsi dire: “Non ti conosco, non so chi sei”: terribile! Eppure questa frase ha un senso profondo: non è Dio che ci condanna, che ci rifiuta.
Dio ha creato me. Ma se io mi maschero, se io vivo con la maschera del forte, dell’orgoglioso, del potente; se io indosso la maschera del riuscito, di colui che sa tutto; o qualunque altra maschera indosserò quando mi presenterò da Lui, Lui mi dirà: “Io non ti conosco. Io non ho mai creato questo; da dove vieni, chi sei tu che indossi questa maschera? Non ti posso far entrare perché non vedo la tua faccia e non ti conosco”.

Ci farà tanto male questa risposta, ci brucerà vedere che tutto ciò che abbiamo costruito, non ci salverà e la porta non si aprirà.
“Chi sei?”. Solo se risponderò con il mio nome la porta si aprirà. Dio riconoscerà solo ciò che ha creato. E se noi non ci vorremmo far vedere così come Lui ci ha creati Lui non ci riconoscerà.

Il vangelo di oggi è solo una constatazione
Se tu bevi un veleno ti fa male. Se ti butti da mille metri senza il paracadute muori.
Se vai ai 200 orari in città fai un incidente, è ovvio. Quello che fai ha degli effetti su di te e sugli altri.
Se tu non entri per la porta stretta, dice il vangelo, verrà un momento in cui la porta sarà chiusa, ma è ovvio.
se io vivo lontano da me stesso, non ho mai tempo per pormi certe domande perché sono pericolose, non mi posso lamentare se un giorno mi sentirò vuota, insoddisfatta

Chi capisce ormai le parole: perdizione e salvezza? Chi ti spinge a essere veramente te stesso, oggi? Siamo bombardati da ben altro.
Sta fuori dalla porta e un giorno la porta si chiuderà.
Quando guardi con amore una persona la vedi esattamente come è, in tutte le sue potenzialità. E’ questo lo sguardo di Dio su di noi.
Il mondo ci spinge ad evitare questo sguardo ead avere solo sguardi di desiderio e di possesso. Ci spinge a vivere fuori da noi stessi, ma quando incontriamo l’Amore è come se le nostre potenzialità si illuminassero e l’Amore ci spinge a dare all’altro il meglio di noi stessi. E questo costa impegno. Essere il meglio di noi stessi, senza seguire il branco, sapendo di non appartenere alla mentalità di questo mondo, sapendo che su questa terra vincono i furbi, gli arroganti, i menefreghisti… questa è una porta stretta, costa fatica ma sinceramente, ho provato per un periodo anche a vivere la vita del branco ma, sinceramente, ti svuota e ti porta sempre più in basso. Vivere in un altro modo costa più energia, ma sono tanto più felice così

E poi la conclusione, “«Ed ecco, vi sono gli ultimi»”, cioè quelli che erano esclusi, “«che saranno i primi, e vi sono primi»”, quelli che erano gli eletti, “«che saranno ultimi»”.

La conclusione della parabo­la è bellissima. come vedete la por­ta stretta non è una porta per po­chi, per i più bravi: tutti possono passare

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Allora dice Gesù, guarda con sincerità SEMPRE alla tua vita

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