8settembre – Nascita di Maria

Quando Marlies mi ha invitato a fare la predica di oggi, mi ha chiesto se fare una riflessione sul Vangelo o sulla Nascita di Maria, che è la festa che ricorre domani.  Ho sentito che non potevo più scappare.

Io sono nata per questa festa. E come quest’anno era di domenica. Al mio paese solo per l’8 settembre  aprono la chiesetta dei conti Boschetti e si fa festa.Nata per la festa della nascita di Maria, battezzata il 15 settembre, ancora festa di Maria e così mi hanno dato come secondo nome di battesimo Maria. Mi chiamo Elisabetta Maria Tisi.

Non so se si usa dire anche qui in Ticino, ma quando un bambino nasce, come sono nata io, con una pellicolina bianca che lo ricopre, da noi si usa dire che quello è il velo della Madonna, una protezione dal cielo per il bambino.

Quando abitavo a Bologna, facevo parte dei focolarini, non so se li conoscete, è un movimento eccelsiastico, hanno delle belle band, dei bei gruppi musicali e io suonavo con loro. E Chiara Lubich, la fondatrice, ora morta,era solita dare un nome nuovo a tutti, nomi particolari, con significato, tipo Luce, Letizia ecc. Invece mi vedo recapitare a casa una busta e Chiara mi scriveva che il mio nome era Maria Elisabetta. Non potevo sfuggire. Dovevo farci i conti.

Ho avuto sempre uno strano rapporto con Maria. Forse per come me l’hanno presentata, forse perché ogni figlia ha questo rapporto di amore-odio con la propria madre. Tutte le parole, tutti i titoli che dicevano di lei non mi muovevano niente nell’animo.
Per me era solo una chiesa di uomini che dava il contentino di importanza alle donne tramite Maria e la usavano per dire alle donne che dovevano essere come lei, stare in silenzio e obbedire.

Noi cattolici cristiani non abbiamo accettato gli ultimi dogmi stabiliti dal papa e per questo nel mondo ci conoscono come vecchi cattolici. Noi, insieme a protestanti e ortodossi e anglicani, abbiamo rifiutato, oltre all’infallibilità del papa e alla sua giurisdizione, i due dogmi mariani che il papa ha proclamato: l’Immacolata Concezione e l’Assunzione, non perché ce l’abbiamo con Maria. Il papa ha affermato questi come dogmi ma non era necessario, l’ha fatto solo per affermare il suo potere di infallibilità. Un uso politico. Maria non è una causa delle divisioni tra i cristiani, semmai è una vittima.

Nei Vangeli ci sono vari “ritratti” di Maria. Quello più antico è quello di una donna che non capisce la predicazione del Figlio, la famiglia di Gesù arriva  considerarlo pazzo e Gesù arriva a prenderne le distanze pubblicamente: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?”Maria ne diventa discepola solo dopo la resurrezione. Lei è madre ma non è discepola. Più che con il figlio, si identifica con il villaggio. Dopo la Pasqua però vediamo che è associata alla nascente comunità cristiana

Poi c’è il ritratto di Maria come vera donna di fede che è il nostro modello di fede, di credente, cominciando dall’annunciazione.

Di sicuro Maria è grande nei testi sacri perché è piccola.
Mi piace che si passi dalla donna coraggiosa dell’annunciazione, a quella che cerca di riportare a casa Gesù mentre sta predicando e lo fa “per il suo bene”,
dal Magnificat, una lode stupenda della fiducia dei piccoli in Dio, dal dire lei alle nozze di Cana cosa deve fare Gesù, al non sapere che dire davanti a quel Figlio che pian piano si allontana da lei, con una distanza sempre maggiore, come un esproprio. Le speranza umane sono sempre più smentite, più in lei che nei discepoli. Il Figlio che lei segue in silenzio, la conduce al Golgota.

Questa è una madre, questa è Maria. Non può essere quella semidivinità femminile che è diventata. Immobile. Nessun movimento. Nessun sviluppo.
Non ho mai conosciuto una donna che non sia in perenne movimento, interiore o esteriore. Figuriamoci una madre. Lei è stata una donna che aveva il suo progetto di vita e Dio gliel’ha sconvolto.

Ed è bello vedere nei Vangeli come cambia Maria, dal non capire a stare con i discepoli dopo la Resurrezione.
Perché anche lei è stata salvata come tutti.
Chi dice di amare Dio mente. È più corretto dire: mi lascio amare da Dio e  trasmetto il suo amore. Essere salvati significa smetto di difendermi, giudicarmi, di chiudermi e mi arrendo ad un Amore più grande.
Ed essere salvati significa “cambiare”. Avere incontrato la salvezza vuol dire essere visti per quello che si è, tutto viene bruciato via e hai la possibilità di essere quello che veramente puoi essere nella tua pienezza, senza più zavorre. Liberi. Spero che sia così anche per voi qui. Per Maria lo è stato. È stato un percorso anche per lei, dal buio alla luce.

Allora pensavo preparando questa riflessione: perché ricordare e festeggiare la nascita di Maria? Vi risponderanno: perché grazie a lei il mondo ha conosciuto Cristo, ha dato alla luce Cristo. Certo, il suo ruolo nella nostra salvezza è enorme ma allora questo è solo un modo di celebrare Cristo.

Sì, sicuramente e no, non solo.

Maria nei vangeli è sempre stata portata a casa di qualcuno ma nessuno è andato nella sua casa. Lei non ti porta a sé. È vero. Ti porta all’Amore sopra ogni cosa.

Allora Maria mi ha fatto capire dentro una cosa che, se devo dire al verità, la mia mamma, non aveva capito: volere bene e volere bene ai figli significa insegnar loro ad amare gli altri più di quanto amino te.

Allora Maria è una buona madre, e continua ad esserlo. E se siete in una giornata un po’ strana, un po’ giù, un po’ arrabbiati, andate al Monastero Magico, ve lo dico ogni volta, è un posto bellissimo, andate lì, andate in fondo al chiostro, vicino alle rose e la troverete lì. Non vi dirà nulla, ma vi sorriderà con gli occhi. Tu ti siedi lì con lei e poi… nel silenzio Lei ti racconta la tua vita, con il senso che hanno avuto le ferite che hai subìto oti sei procurato, le lungaggini, quello che non hai mai compreso…

E poi ti fa un dono. Il suo Amen. È un dono pratico, si adatta in ogni occasione, va bene sia per le persone che per i ricordi. E con l’uso cresce fino a che saremo pronti per il grande Amen finale

Io l’ho scritto dalle scuole superiori  sul frontespizio della mia Bibbia, per tenermelo sempre con me, in una versione induista ma è sempre il suo Amen che ora ricordo a voi:

Per tutto ciò che è stato il mio grazie,
a tutto ciò che sarà, il mio sì.

 

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