XI Domenica dopo Pentecoste

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.».  Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».  Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» Luca 18, 9-14

Se la preghiera non è umile, è una separazione diabolica dal Padre e dai fratelli. E’ lo stravolgimento massimo: in essa si usa Dio per cercare il proprio io. E’ il peccato allo stato puro.

Credo che usare la Parola di Dio per giudicare il proprio fratello o la propria sorella sia contrario al volere di Dio. In Cristo non abbiamo un giudice bensì un avvocato.

In questi giorni si fa un gran parlare del papa che ha giustamente affermato: chi sono io per giudicare i gay?

Mi permetto due brevi riflessioni che rimandano a un problema già manifestatosi nei Fantastici 4 della Marvel: la Donna Invisibile

1) si parla sempre e comunque di uomini: non penso siano mai state contemplate le lesbiche anche perché è, ovviamente, un problema di uomini rispetto ad altri uomini. Questo problema comunque verrà presto superato anche solo per i cambiamenti sociali avvenuti e sarà questione di una relativamente nuova comprensione teologica della Scrittura per la chiesa cattolica romana, cosa che da tempo avviene già  perfino nelle facoltà teologiche italiane.

2) il grosso problema non è solo l’omofobia ma soprattutto la donna invisibile. L’affermazione del papa è stata categorica. Non ci può essere parità ministeriale e non ci può essere discussione in merito. Cosa fare di fronte a questo radicale pregiudizio sessuale, lente con cui si cerca qualsiasi appoggio scritturistico? La risposta di teologi di gran calibro è stata il muoversi subito per delineare la nuova via per una “teologia della donna” auspicata da papa Francesco, un ritagliare un ruolo fintamente nuovo, (la maternità e il sacrificio per la patria sono stati suggeriti nel discorso) celebrando la grandezza della donna, donandole eventualmente un giorno all’anno, invitandola ad attenersi alla figura di Maria, possibilmente in quei momenti in cui taceva.

Si può essere apostoli come Paolo, peccatori pentiti come Pietro, traditori come Giuda, scettici come Tommaso…

Ma la donna non può essere forte come Marta, attenta come Maria, apostola come Maria di Magdala, coraggiosa e sfidante delle convenzioni come la donna siro fenicia o l’emorroissa, confessora della fede come Lidia… sempre e solo vergine e madre

Non c’è spazio per il femminile, non è visto, non è compreso, non è rilevante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...