Trasfigurazione

6 giorni dopo

Scrive l’evangelista: “Sei giorni dopo”. Quando nei vangeli ci danno delle indicazioni, come in questo caso, ben precise, non sono soltanto cronologiche, ma teologiche. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo. L’evangelista vuol farci capire Questo è l’uomo, l’uomo così come è stato creato e pensato.

“Gesù prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni”.
Gesù prende con sé i tre discepoli ai quali ha posto un soprannome negativo, Simone chiamato “testa dura”, Pietro significa questo, Giacomo e Giovanni, chiamati “figli del tuono”. Sono i tre discepoli più difficili.

Di fronte a loro ha già resuscitato la figlia di Giairo. Aveva già avuto un contrasto con Pietro, che non accettava la sua morte e gli aveva già detto: mettiti dietro di me (vade retro) Satana!

“E li portò sopra un monte alto”.
Il monte nella cultura antica è il luogo della condizione divina, della sfera divina. “In disparte”. Ecco questa è una chiave di lettura da tenere presente: quando nei vangeli troviamo l’espressione ‘in disparte’ è sempre in senso negativo. Significa o resistenza o incomprensione da parte dei discepoli di Gesù, loro soli.

“E si trasfigurò davanti a loro”.

Gesù apre i loro occhi e mostra loro di essere abitato dalla luce di Dio, dalla divinità.

la teologia ortodossa insegna che con la Trasfigurazione non cambia nulla in Cristo, ma cambia qualche cosa negli occhi degli apostoli, i quali finalmente vedono quello che il Cristo è sempre stato, quello che l’uomo è sempre stato
La luce che gli apostoli vedono è l’energia di Dio che giunge fino a loro, gli ortodossi parlano delle “energie”

Quello che è avvenuto per Cristo, avviene per noi.

La Trasfigurazione dunque non riguarda più Gesù, anche perché il fatto della Trasfigurazione è stato un evento molto ridotto nel tempo; forse non è durato nemmeno un’ora. Ma anche se avesse occupato tutta una giornata, sarebbe stato sempre un evento di poco rilievo. La trasfigurazione del Cristo riguarda noi, ci dice che cos’è la nostra vita: che siamo consapevoli della nostra grandezza e che in qualche misura noi la facciamo trasparire.
In che modo?

Veramente, con sincerità, far sì che Dio abbia il primo posto nella nostra vita interiore

Noi pensiamo a questa forza vitale e creatrice che chiamiamo Dio come a un qualcosa distinto da noi, anzi è proprio la nostra mentalità: quando diciamo che qualcuno è distinto diciamo che spicca dagli altri, è superiore. Questo è Dio per noi occidentali, distinto, Santo (cioè separato)
Per 2/3 dell’umanità è vero il contrario: Dio è ciò che non si può differenziare, che è in tutto, sempre presente, che sostiene tutto

È la VITA presente e cosciente che ci sostiene

Adesso che ci avviciniamo a Pasqua tenete presente che Gesù non ha mai parlato di bios eterna ma di zoè infinita, vita infinita già da ora, unendliches Leben. Questa vita non viene dopo la vita finita. È la dimensione più profonda della stessa vita presente.

Se non è infinita ora non lo sarà dopo. Se vivo la vita infinita ora, quando morirò sarà sempre vita infinita.

Siamo gocce. E quando muoio sono goccia che scompare nel mare. Ma sono goccia o sono l’acqua della goccia? Qui, ora dobbiamo realizzarci come acqua e non soltanto come goccia. L’acqua, unica in ciascuno di noi, che sarà sempre.

E come?

Non si tratta di far grandi cose, anzi: la vita è semplice, non facile ma semplice sì. Se ora dite tante preghiere ne direte meno, però direte una preghiera che investe tutta la vita, ed è, come diceva San Gregorio di Nissa, il «sentimento di Dio»: di Dio non come una presenza a noi estranea, non come una presenza davanti a noi, ma come una Presenza intima.

Il punto non è fare sbagli, non cadere, ne faremo e continueremo a cadere: è il vivere sempre fuori di sé inseguendo e affannandosi dietro a tante cose, questo è un male. Un innamorato quando deve lavorare, lavora, ma appena può immediatamente corre dall’amata che l’aspetta e subito con il pensiero

Il mondo ci spinge sempre verso nuovi desideri, finti bisogni: guardiamo se possiamo semplificare la nostra vita; non è impoverirla, la si impoverisce cercando tante cose.

Se tu metti l’acqua in un secchio e Io fai pieno, anche se c’è il sole è difficile che possa prosciugarla, ma se tu butti quest’acqua in terra dopo mezz’ora di sole non c’è più nulla, vero? E così è per te stesso, il tuo intimo. Se tu la diffondi in tante cose, non rimane più nulla; se invece mantieni la tua anima raccolta in Dio, anche le difficoltà, anche le prove, anche i lavori, non possono più sottrarti alla sua azione, sottrarti al sentimento di Dio

La Trasfigurazione dice questo: siamo DEI di vita infinita, ma non lo sappiamo, non ne siamo consapevoli.

Allora vi lascio questo promemoria: abbiamo pensato i fare un oggetto di sao quotidiano così da avere un qualcosa che aiuti a tenere lo sguardo fisso in Dio come un girasole è rivolto verso il sole
e contemporaneamente
in quella luce vedere noi stessi risplendere di quella stessa luce
e lasciare trasparire la nostra grandezza.

 

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